di Luigi Palmas
Il 15 e 16 febbraio 2009 nelle Elezioni Regionali della Sardegna si è ri-materializzata per la quinta volta consecutiva, dopo le elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, la Waterloo del PD di Veltroni con un cumulo di errori compiuti, che hanno, di fatto, cancellato la sinistra storica in Italia. Il tracollo elettorale della Sardegna arriva dopo i disastri non solo politici dell’ Abruzzo, quelli della Campania e della Toscana ma anche dopo il brutto spettacolo offerto sulla legge elettorale europea, sul testamento biologico e perfino su Gaza. E’ stata certificata la disfatta di Soru, della sua politica chiusa ed autoritaria, di tutta la sua obbediente coalizione e di tutti i Partiti della sinistra storica. Le consultazioni sarde si sono svolte ancora con la stessa legge delle Regioni a Statuto Ordinario, che volutamente è stata lasciata per cinque anni cosi’ com’è dal PDL e dal PD perché a loro fa comodo cosi’. La legge elettorale avalla un sistema presidenzialista e bipolare che ha fatto, fino ad oggi, enormi danni al concretizzarsi dei diritti di libertà e di democrazia dei cittadini, oggi messi in grande pericolo. Si è ripetuto, con l’imbroglio del voto utile, un duello truccato con premio di maggioranza precostituita (fino a sedici consiglieri eletti gratis, senza voto di preferenza) e sbarramento che spezzettano e distruggono le componenti della cultura democratica, quella popolare, la liberale, la socialista e i suoi rappresentanti. I marxisti-leninisti, che hanno sempre voluto eliminare i loro avversari politici all’interno e all’esterno delle loro coalizioni, e gli stalinisti, entrambi sconfitti definitivamente dalla storia, dal Congresso del Partito Socialista di Livorno del 1921 fino ai demo-catto-comunisti, fondamentalisti, del compromesso storico di oggi col PD di Veltroni e Franceschini, in Sardegna di Soru, ci sono riusciti. Soru è riuscito, col silenzio compiacente di tutti i Partiti della coalizione, PD in testa, a perdere negli anni la collaborazione dell’Udeur, del Psd’Az e infine del Partito Socialista. Non poteva rimanere per il centro sinistra e la guida della Regione un fatto senza conseguenze. Quando si presenta diviso il centro-sinistra perde sempre e sarà destinato a perdere sempre. Il Partito Socialista, coerente e scomodo perché libero, nemico delle politiche autoritarie con battaglie fatte in difesa della democrazia e del diritto al dissenso, liberale e parlamentarista, non è stato voluto da Soru e dal PD nella coalizione di centrosinistra. L’ex Presidente, dopo la fine anticipata della legislatura e le sue dimissioni, studiate ad arte per non fare le primarie di coalizione che probabilmente lo avrebbero visto sconfitto, è stato imposto candidato nuovamente alla Presidenza dal PD commissariato da Veltroni. Non dimentichiamo che cosi’ ha giocato la carta del posticipo del rinvio a giudizio, dopo le elezioni, per il caso Saatchi&Saatchi insieme al suo capo di gabinetto catapultato da Tiscali. Soru non ha voluto, con arroganza e dispregio, incontrare il Segretario Socialista Balia e la sua delegazione per discutere del programma e della situazione politica. Soru ha solo comunicato con una telefonata al Segretario Nazionale del PS Riccardo Nencini che il programma era stato già confezionato da lui e non era discutibile e che i Consiglieri erano chiamati solo ad attuarlo. Ha altresi preteso di fare lui le liste del Partito Socialista escludendo i Consiglieri uscenti e lamentandosi, con appellativi irriguardosi e non parlamentari, della consigliera M. Grazia Caligaris, che si era opposta fermamente alla sua politica autoritaria, denunciandola. Nencini gli ha gentilmente e fermamente risposto per le rime mandandolo a quel paese e pregandolo di non richiamarlo più. Il Partito Socialista, presentandosi coerentemente da solo e rimanendo schiacciato dalla logica bipolare e dai messaggi mediatici che andavano in questa direzione non sarà presente nel nuovo Consiglio Regionale con i suoi rappresentanti. I Socialisti avrebbero fatto una grande battaglia per modificare una legge liberticida, la Statutaria, che attribuisce eccessivi poteri presidenzialisti, senza garanzie di contrappesi e senza disciplina del conflitto di interessi, come avviene in altri Paesi, p.e. gli Stati Uniti. Avrebbero approvato il Piano Paesaggistico Regionale che non può essere di proprietà di nessun Presidente con la sua Giunta e strumento per fare i propri interessi, come intendeva Soru. Il Partito Socialista non potrà incidere per la costituzione e per l’adozione di un nuovo Statuto Speciale aderente alle nuove necessità della nostra isola inserita in un contesto culturale, sociale ed economico globalizzato e di una legge elettorale rispettosa dell’essenza della democrazia, oggi violata da norme liberticide. I dirigenti di alcuni Partiti hanno abbandonato l’appartenenza identitaria e hanno trovato collocazione nei due contenitori senza progetti né idee per avere una sedia comoda e sicura e per sopravvivere con uno spoil system di comodo e arbitrario. Questo sistema di potere imposto in Italia e in Sardegna, senza il consapevole consenso dei cittadini, da due oligarchie che, con leggi elettorali e mezzi di informazione truccati, stampa e televisione, di cui si sono appropriati, finanziati dallo Stato e televisione pubblica occupata in modo abusivo, senza regole, come è avvenuto in modo scandaloso ancora di più nelle campagne elettorali, prima nazionale e poi regionali, ha garantito la conservazione e creato confusione sul ruolo dei Partiti e delle Istituzioni, ha portato alla spettacolarizzazione della politica e al bipolarismo che poco hanno a che fare con la democrazia, anzi ne legalizzano la negazione. Questo modello sta portando, invece, a percorsi pericolosi di allontanamento dei cittadini dalla partecipazione a scelte democratiche, di rappresentanza nelle assemblee elettive e a indicazioni per il potere nelle mani di poche persone con grandi mezzi economici con cui comprano tutto, anche i mass media, i Partiti e le persone (che si fanno, tra l’altro con piacere, comprare) e a svolte autoritarie di stampo fascista. La Sardegna, con un terzo di elettori aventi diritto al voto che si rifiuta per protesta o per nausea di andare a votare ( e questo è il dato più allarmante), ha dato un impietoso giudizio di Soru e del suo governo. Ha stravinto, con ben oltre il 50% dei voti, Cappellacci e il PDL con l’UDC, i Riformatori, l’UDS, il Nuovo PSI, il PSD’AZ, il MPA. Certo è che dopo cinque anni di centrosinistra, una terra in piena crisi ha deciso di cambiare, ha affidato le sue speranze alla coalizione di centro, la denominazione abituale di centrodestra non è oggi esatta, non essendoci né la Lega, razzista e xenofoba, né un partito che si dichiara in modo netto di destra, come A.N. Ha punito, considerandolo il principale responsabile, il padre-padrone del centrosinistra. Soru torna a casa, padre-padrone di niente: è una sconfitta per chi aspirava e sembrava pronto a diventare il dittatore del Partito Democratico e a distruggere con i suoi silenzi l’estenuata loquela di Veltroni, gli altezzosi “diciamo” di D’Alema, persino le concioni tecno-politiche di Bersani oltre le mirabolanti analisi gesuitiche di Franceschini e le genuflessioni di Rutelli. Ma la catastrofe sarda ha cancellato di colpo tutti gli scenari che si erano costruiti per il padrone di Tiscali. Un disastro che Soru avrebbe dovuto presagire. Perché doveva prevederlo? Perché a furia di dividere e di eliminare si perde. Perché le elezioni del 15-16 febbraio in Sardegna erano le prime a svolgersi sotto il segno malvagio del Grande Crollo Economico. Le vittorie di questo ciclo del centrodestra erano state viste già un secolo fa. Il trionfo di Berlusconi nelle politiche del 2008. Poi il successo di Alemanno a Roma. Infine lo sbarco in Abruzzo. Quest’ultimo era arrivato in dicembre, quando lo tsunami partito dagli Stati Uniti non si era ancora imposto con ferocia in casa nostra. I sardi hanno detto no alla politica del no come metodo di governo, ai veti, ai lacci e ai cappi che hanno caratterizzato questi cinque anni, alle tasse su case e barche, alle leggi finanziarie e ai bilanci severamente sculacciati dal Tar e dalla Corte Costituzionale, alle bugie, allo stravolgimento delle regole e del diritto, all’arroganza, alla prepotenza e all’autoritarismo elevati a metodo, squilibrato e paranoico, di governo. La Sardegna implorava posti di lavoro, non li ha visti, anzi sono stati sistematicamente, scientificamente e ideologicamente, distrutti come quelli della Formazione Professionale. Chiedeva con forza tranquillità economica: l’ha solo sognata. Reclamava che imprese investissero sulla sua terra. Assolutamente niente di tutto ciò. E la punizione dalle urne è arrivata puntuale. Soru ha sempre contestato i dati dell’Istat, ha ripetuto che l’occupazione, soprattutto quella giovanile, in Sardegna era cresciuta. Nei giorni scorsi l’Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, ha confermato che tra i giovani dai 15 ai 24 anni la Sardegna è ai primi posti della disoccupazione con un tasso del 32,5 per cento. Per non parlare della scuola, un disastro, agli ultimi posti in tutto il Continente, secondo i parametri Europei. E con Soru hanno perso tutto il centrosinistra e il Pd, dilaniato dall’ex governatore, con una spaccatura verticale e metà partito nella sostanza eliminato, secondo la prassi marxista-leninista, di cui parlavamo prima. E ha perso Veltroni, che ha continuato la sua caduta libera ed è diventato ormai un vascello sul punto di affondare in un mare in tempesta. Si è dimesso. Ha fatto bene. Ha sempre diviso, ha eliminato la coalizione di centro sinistra, privilegiando il populismo e la demagogia di Di Pietro, che gli mangia oggi la pastasciutta in testa. Ha la vocazione maggioritaria, vuole la maggioranza della minoranza nel Paese per il PD (dopo aver distrutto la maggioranza dell’Ulivo e il Governo Prodi – a proposito il Professore cosa dice?) per i prossimi vent’ anni, come minimo, come profetizza Veronica Lario, la moglie di Berlusconi, in tono sarcastico, ma preciso. Tutta l’alleanza di centro che ha lottato compatta intorno al suo candidato Capellacci ha dimostrato che solo se si è uniti si vince. Ma, finita la sbornia di questo successo, da Cappellacci si attendono fatti concreti. La Sardegna non può più aspettare, ha bisogno di una durissima cura per guarire da questa febbre che l’ha messa in ginocchio. Le promesse elettorali devono subito essere mantenute, dai bonus ai disoccupati agli interventi per le aziende. E anche il governo Berlusconi, dopo la demagogia, deve far seguire i fatti a ciò che è stato detto in campagna elettorale. E’ arrivata la sterzata, alibi non ce ne sono più. In palio c’è il futuro. Chi sbaglia paga. Speriamo che a farne le spese non siano sempre i più deboli, i più indifesi, i non rappresentati, coloro che non hanno avuto e che non hanno più voce oggi. I cittadini devono essere vigili, devono partecipare e non farsi imbrogliare, non vedere solo spot elettorali continui nelle televisioni di proprietà del PDL e del PD, per conoscere e quindi per deliberare liberamente, laicamente e democraticamente. Devono eleggere i propri rappresentanti a giugno nel Parlamento Europeo. Perché i gruppi parlamentari del Pd, dopo le dimissioni di Veltroni, hanno approvato con il PDL la legge elettorale per le europee, che renderà più evidente il loro crollo elettorale, consentendo di buttar giù dall’aereo i piccoli partiti, come facevano i generali golpisti ? In quale famiglia culturale e politica il PD si accaserà, dato che non ha firmato il Manifesto dei Socialisti Europei per le Elezioni Europee, si dichiara non Socialista, non di sinistra ma di centro e quindi non aderirà al Partito Socialista Europeo? Probabilmente, come vogliono Rutelli, Fioroni, Bindi e tutti gli ex democristiani, nel Partito Popolare Europeo, a fianco dei deputati di Berlusconi. Faccia opposta della stessa medaglia. I cittadini a giugno eleggeranno anche i propri rappresentanti in molti Comuni, si spera per difendere i diritti di tutti e per riformare e far progredire la società in modo democratico e pluralistico, come dice la Costituzione, calpestata oggi da leggi elettorali truffa, ignobili, da repubblica delle banane, che escludono, ormai, dalla rappresentanza nelle assemblee elettive, otto milioni e mezzo di cittadini italiani. La sconfitta di Soru ha aperto ufficialmente la crisi del P.D.: i Socialisti sono interessati a che questo avvenga per ricostruire una nuova alleanza riformista nel Paese, che si saldi nelle origini del movimento riformista e nelle migliori esperienze del Centrosinistra italiano, fra le quali non c’e’ ne’ il compromesso storico, né il comunismo, ne’ l’alleanza con Di Pietro, giustizialista, demagogo e populista. Si tratta ora, sin dalle alleanze per i prossimi rinnovi dei Consigli Comunali, di ricostruire dalle fondamenta uno schieramento riformista del tutto nuovo rispetto a quello esistente. Al letale isolamento di questo P.D. conviene sostituire un ‘patto per il futuro’ che renda competitiva la sinistra italiana, isolando le frange radicali e demagogiche. Ci può essere, allora, una terza via? Si! La terza via è rappresentata dal rispetto e dal diritto all’esistenza di tutte le forze politiche e dalla sconfessione di quanto è accaduto dalla primavera del 2008 ad oggi in Italia: la maggioranza in un Paese democratico non può usare l’ingegneria elettorale per condurre avvilenti campagne di pulizia etnica e questo – neanche quando è egoisticamente ed irresponsabilmente assecondata dai partiti dell’ opposizione -, manipolando il sistema ed introducendo soglie di sbarramento al solo scopo di mettere fuori gioco quanti a destra non condividono il progetto politico del PDL di Berlusconi, e, a sinistra, quelli che non sono con il P.D. del disastro Veltroni e del vice disastro Franceschini, come li definisce il giovane vincitore delle primarie del P.D. per la candidatura a Sindaco di Firenze. Non serve al Paese la messa al bando delle forze politiche che per storia sono tra le più vicine alla gente comune dalla quale traggono le ragioni alla loro esistenza e delle cui istanze sono portatrici. Serve invece una scossa, un risveglio delle coscienze, una mobilitazione per una ricostruzione del tessuto sociale e politico dell’Italia da parte dei democratici veri, secondo il pensiero laico, liberale e socialista, che è maggioranza in Europa.