6 Aprile 2009
Un tecnico lanciò l’allarme: ignorato e denunciato 06 aprile 2009 – Giampaolo Giuliani, il tecnico dell’INFN dei Laboratori del Gran Sasso che qualche giorno fa ha annunciato il terremoto che oggi ha causato decine di vittime in Abruzzo, aveva ragione. Nessuno lo ha preso seriamente, e anzi, per via delle sue esternazioni, è stato persino denunciato per procurato allarme. L’esperto era tuttavia certo della sua previsione che si basava sull’analisi del Radon, gas sprigionato dalla crosta terrestre e che lui, grazie ad un dispositivo auto costruito, è riuscito a monitorare con estrema precisione. Un sistema che consente di dare l’allarme con un anticipo compreso fra le 6 e le 24 ore – “Nel 2001 – ha detto il tecnico – stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria ed insolita di radon”. Questo particolare gli fece ipotizzare vi fosse una qualche relazione fra l’aumento della fuoriuscita di radon e il sopraggiungere del sisma. In due anni realizzò pertanto uno strumento di grado di rilevare quel gas e, con l’aiuto di un sismografo, si rese conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un terremoto. “Nel 2002 – ha spiegato Giuliani – in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 chilometri da L’Aquila. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon”. Nel 2004 il suo sistema rivelò, con grande anticipo, il sisma che causò lo tsunami in Indonesia. L’invenzione di Giuliani avrebbe potuto evitare la strage – Giuliani, che può contare oggi su 5 stazioni che gli consentono di triangolare i dati ottenendo con precisione l’epicentro ed il grado sismico dell’evento, ritiene di poter prevedere un terremoto con un anticipo variabile compreso fra le 6 e le 24 ore e con una efficienza maggiore dell’80%. I sensori della sua invenzione si trovano a Coppito, nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell’INFN), presso la scuola De Amicis, a Fagnano e a Pineto.
Se le previsioni di questo tecnico fossero vere, chi pagherà per le 50 vittime e per i danni che i sopravissuti dovranno affrontare?
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Pubblicato da antonella
23 Marzo 2009
di Antonella Soddu
E’ stata una delle promesse o se vogliamo, uno dei due cavalli di battaglia (di seguito parleremmo anche del secondo: munnezza!) di Berlusconi alla scorsa campagna elettorale per le elezioni politiche del 13/14 Aprile; eppure, oggi, Cai/Alitalia e il suo salvataggio sembrano essere un lontano miraggio o forse e meglio dire un abbaglio rispetto a quello che ci avevano voluto far credere. Due le mosse principali: una band company pubblica utilizzata allo scopo di far confluire i debiti e tutte le attività oramai in passivo della compagnia di bandiera “orgoglio nazionale” e, un’altra società su cui far confluire utili e asset in attivo della vecchia Alitalia (ma ne aveva veramente?) . La seconda è stata poi rilevata da CAI ( compagnia aerea italiana) una cordata di imprenditori italiani, capegiati da Colannino e Sabelli, uniti dal progetto comune di salvare la nostra compagnia di bandiera (che dire…, veramente un grande spirito di sacrificio), gli utili, i dipendenti. Aggiungo anche quello di avere una compagnia aerea privata tutta italiana e con ricavi in attivo. Si noti bene che una delle clausule piu’ importanti dello statuto di costituzione della CAI (Colannino&Sabelli company) prevede il divieto di trasferimento, in gergo tecnico – lock up, e vendita di azioni CAI fino al 28 ottobre 2013. Questa nota è utile al fine di dare un senso a quest’articolo). Sappiamo tutti che si sono fatti avanti i francesi di AirFrance Klm in persona di Jean Cyril Spinetta i quali hanno mirato fin dall’ inizio di questa spinosa (sembra doveroso usare questo termine ed accostarlo a Spinetta) vicenda tutta italiana, ad acquistare in tutto o in parte Alitalia…, mai si deva consentire una azione di svendita della nostra compagnia di bandiera!!! disse Berlusconi, e allora come mai proprio la scorsa settimana la Commissione europea ha definitivamente approvato l’ acquisto, da parte del gruppo franco-olandese, di una quota di partecipazione del 25% di CAI? Fine del senso e dell’amor di patria? Un campanello d’allarme viene anche dagli ambienti politici, lo stesso Casini ha di recente affermato: “ è evidente che prima della fine della legislatura la CAI diventerà francese”. Ma questo, oggi, appare solo il minore dei problemi da esaminare, perchè credo che infondo quello che conti sia salvare i posti di lavoro (era quello che voleva fare il governo Prodi?) Qualcuno ha fatto il grave errore di credere che facendo CAI, si facesse una compagnia in grado di produrre subito utili milionari ma, non ha tenuto conto della grave recessione in atto che inevitabilmente ha ridimensionato tutte le aspettative dei manager. O forse è solo un altro “piccolo” dettaglio? E’ un dato di fatto che il traffico aereo mondiale sia crollato, si poteva pensare che ciò non accadesse anche in Italia? Secondo i dati forniti da assoaeroporti, in un anno in Italia c’è stata una riduzione di quasi un milione di passeggeri, a febbraio hanno viaggiato 7,7 milioni di passeggeri il che significa il 14% in meno rispetto a febbraio del 2008. Bene, la nuova società aerea di Colannino e Sabelli è decollata…, ma sembra avere ancora le ali pesanti per cui, spiccare in un volo decente pare un miraggio. - A. Soddu 22/03/2009 -
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