Ho letto con grande attenzione il libro di Ilda Arixi e, nella lettura, mi sembrava di sentire mia madre che racconta sempre gli stessi fatti. Grande ancora una volta Ilda, per come racconti fatti vissuti che a noi,oggi, possono sembrare solo favole…! Mi scuserai se riporto qui un pezzetto del tuo raconto, pag. 45 – Il bombardamento – ” Il 21 Maggio del 1943, in qull’ inizio d’estate, a Villasor accadde una tragedia: La campagn abrulicava di gente intenta alla raccolta di legumi. Il grano era quasi biondo e ormai a giorni sarebbe statto falciato dalle abili mani dei mietitori: essi eseguivano il lor lavoro come fosse un rituale magico e sembrava avessero l’ anima nelle mani. Anche quel giorno , coem tanti altri la banda di bambini era uscita a perlustrare la campagna in cerca di nidi di ucelli e di qualsiasi altra cosa si potesse mangiare. Erano consapevoli del pericolo ceh incombeva sopra le loro teste. Gli aerei tutti i giorni spiccavano il volo per i bombardamenti che di sicuro ci sarebbero stati anche quel giorno, alla stessa ora del mattino, anche se certi giorni anticipavano l’orario per confondere il nemico da abbattere. Quel percorso di strada campestre, non lontano dal paese lo conoscevano come il palmo delle mani. Così scrutavano il cielo, attenti ad ogni rumore che da li arrivava. Attraversando i campi di grano, strappavano ogni tanto qualche spiga di grano per mangiarne i chicchi: erano buoni! Gli uccelli cinguettavano allegramente incosapevoli di ciò che sarebbe accaduto a loro se quei maschiacci di nove o dieci anni fossero riusciti a prenderli. La campagna era la meta preferita dai maschi. Scalzi e mal vestiti portavano i pantaloni nè corti nè lunghi pieni di pezze di svariati colori e con le bretelle sempre penzoloni. Ma diquesto a loro poco importava. L’ importante era sopravivere. Fissavano il cielo. Ecco che, ad un certo punto, Angelo punta di nuovo verso ilpaese. Un brutto presentimento s’impadronisce di lui, prende il suo amichetto per le bretelle e gli dice di tornare indietro prima che sia troppo tardi. Gli altri proseguono per la loro strada, il destino quel giorno decise per loro. Anche Efisio il fratello di Angelo aveva deciso di proseguire insieme agli altri. Angelo ricorda così quel giorno: ” Rivedo quel momento, e risento il ronzio degli aerei ceh numerosi improvvisamente diventano come motri volanti, capisco che bisogna cercare immediatamente un riparo. Prendo Antonio e lo trascino sotto un condotto dell’acqua che per fortuna si trova a pochi passi da noi. Questo ci salva la vita. Poco distante da noi trovarono riparo anche un contadino con ilsuo cavallo e restammo li fino al cessato pericolo, costringendo anceh il cavallo a stare fermo. Quel giorno il destino decise della vita di tutti noi: Antonio, io e mio fratello Efisio insieme a tutti gli altri bambini tornammo a casa. Uno solo di noi non riusci a mettersi in salvo. Si chiamava Giulio Erbì. Trovò la morte in quella splendida mattina di maggio. Efisio aveva visto Giulio cercare riparo in un campo di grano, mentre lui e gli altri avevano trovato scampo in un condotto idirco per l’irrigazione della campagna. Un altro compagno, di nome Francesco, era riamsto ferito ad una gamba. Rimase immobile fino a quando gli aerei non si allontanarono e il fumo si diradò. Come se non bastasse la morte del piccolo Giulio, quel giorno trovò la morte nelle campagne del paese acneh un padre di famiglia. Si chiamava Pietro Schirru. Quando gli aerei arrivarono, lavorava a Is Murdegus, uno spezzone lo colpì in testa e morì sul colpo. Lasciava moglie e figli. Quel giorno le campane della chiesa suonarono a lungo, per annunciare la tragedia che sconvolse il paese. Piu’ tardi venimmo a sapere che vicino alla ferrovia morirono altri due uomini colpiti anch’essi da spezzoni, altri due invece rimasero feriti nei pressi di Santa Vitalia. Erano operai che venivano a lavorare nel nostro paese dai centri vicini, perchè da noi c’era molto lavoro in campagna e la manodopera scarseggiava.”
Credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro…, silenzio in memoria di questi bambini, uomini, donne, che loro malgrado hanno sofferto per una guerra non voluta.